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Sondaggio Bankitalia: i mutui coprono l’80% del prezzo delle compravendite

08.09.2017

Nel sondaggio relativo al secondo trimestre del 2017 nuovi dati confortanti sulla situazione del settore immobiliare.

I mutui ipotecari sono sempre la principale modalità di acquisto di immobili, i tempi di vendita aumentano in maniera lieve, ma questo non incide sui prezzi, per i quali gli operatori che sono stati intervistati segnalano una minore “tensione al ribasso” rispetto alla rilevazione precedente.

Sono questi i risultati principali del nuovo Sondaggio Congiunturale sul Mercato delle Abitazioni in Italia relativo al secondo trimestre di quest’anno.

Il sondaggio, effettuato da Banca d’Italia, Tecnoborsa e dall’Osservatorio del Mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, ha coinvolto un campione di agenti immobiliari in 1300 agenzie, intervistati dal 26 giugno al 21 luglio scorso.

Il confronto è stato attuato con lo stesso trimestre del 2016, per evitare discrepanze legate alla stagionalità.

Per analizzare i dati raccolti grazie all’indagine partiamo innanzitutto dai quattro macro-argomenti, ovvero:

  • Attività di compravendita
  • Prezzo degli immobili
  • Prospettive del settore
  • Locazioni

 

ATTIVITÁ DI COMPRAVENDITA

La rilevazione ha confermato i risultati positivi da noi già raccontati in articoli pubblicati precedentemente.

Innanzitutto, il mercato è in crescita costante: lo dimostra il fatto che il numero di operatori intervistati che hanno compiuto almeno una transazione, rispetto al secondo trimestre del 2016, è cresciuto dal 76% all’80%.

Le giacenze degli incarichi a vendere sono pressoché identiche a un anno fa, con una differenza tra le regioni del Nord Ovest e del Centro: per queste ultime si è fatta notare una lieve riduzione, mentre degli aumenti si sono verificati nel Nord Est e nel Sud (dove però in ogni caso il dato è meno marcato rispetto al I trimestre 2017).

Per quanto riguarda la formula di acquisto, come sempre, la presenza di mutui ipotecari rappresenta una gran fetta del totale delle compravendite: anche in questa rilevazione siamo intorno all’80%.

74,5% è invece la percentuale coperta dal mutuo stesso rispetto al prezzo totale dell’immobile, con un aumento dell’1,3% rispetto al primo trimestre del 2017.

Passando ad analizzare le cause di cessazione dell’incarico da parte dei proprietari, gli operatori segnalano principalmente la questione legata al divario dei prezzi tra offerta e domanda che è ancora molto sensibile. 

Questo ci porta al secondo punto che vogliamo affrontare.

 

PREZZO DEGLI IMMOBILI

È ancora il prezzo dell’immobile quindi la causa principale che porta al ritiro dell’incarico a vendere affidato ai professionisti del settore.

La quota di operatori che indica clienti che lamentano prezzi troppo alti, dopo un calo ad inizio anno, è lievemente salita, arrivando quasi al 47%.

Ma è contemporaneamente diminuita sensibilmente anche la richiesta di acquisto di immobili a prezzi decisamente troppo bassi rispetto ai valori di mercato. Segno che quindi il mercato si sta stabilizzando e che gli acquirenti stanno invertendo la tendenza rispetto alla “tensione al ribasso”.

12,5%: questa è la differenza percentuale media tra prezzo iniziale e prezzo di acquisto: questo dato si conferma rispetto all’ultima rilevazione.

I tempi di vendita sono leggermente aumentati, passando da 7,3 a 7,7 mesi.

 

PROSPETTIVE DEL SETTORE

Gli operatori sono soddisfatti e questo si riscontra nella fiducia per il futuro registrata nel sondaggio.

Pur con un lieve calo rispetto ai primi mesi dell’anno, facilmente spiegabile con il fattore stagionale, il dato è decisamente migliore invece rispetto allo stesso periodo del 2016, con uno scarto tra giudizi positivi e negativi nel trimestre pari al 7,7% (6,1% a luglio 2016).

Ci si aspetta un aumento degli incarichi a vendere, con un saldo al +10,3% rispetto a chi si aspetta una diminuzione: questo dato è clamorosamente più alto rispetto a 12 mesi fa, quando era intorno al 3%.

Per quanto riguarda i prezzi, scende la percentuale di operatori che si aspetta una diminuzione degli stessi (dal 28 al 23,8%).

Concludendo, guardando al futuro di medio termine, ovvero da qui a 2 anni, regna l’ottimismo: lo scarto tra chi crede in un miglioramento e chi invece è pessimista al riguardo è salito al 43,3%, contro il 37,7 del primo trimestre 2017, e contro il 28,6% di un anno fa.

 

LOCAZIONI

Concludiamo l’analisi di questo sondaggio concentrandoci brevemente sul settore delle locazioni.

Anche in questo caso è aumentato, anche se in maniera non clamorosa (da 81,2 a 83%), il numero di operatori che hanno concluso almeno un accordo di locazione nel trimestre in oggetto. La crescita maggiore si è registrata nel Nord, meno convincenti i dati delle aree non urbane di Centro e Sud.

Guardando al futuro del settore affitti, anche qui c’è fiducia: il saldo tra chi attende un aumento o una riduzione nei canoni di locazione è tornato ad avere un segno positivo, balzando dal -5,5% al +3,9%.

Lo scarto tra richiesta iniziale e prezzo finale è sceso dal 5% al 3,6% ed è aumentato il numero di agenzie che hanno registrato una diminuzione di nuovi incarichi a locare.

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