casa di proprietà in italia

La casa di proprietà piace non solo agli italiani

27.07.2017

Il report “Gli Immobili in Italia” sfata il luogo comune per cui solo nel nostro Paese si preferisce acquistare piuttosto che affittare.

Quante volte, parlando delle case, avete sentito dire frasi come “Eh, ma l’investimento sul mattone è una scelta tipicamente italiana! In molti altri Paesi si sta in affitto anche tutta la vita senza problemi”, o altre del genere? Beh, da oggi potrete controbattere a questo luogo comune e lo potrete fare confortati da dati incontrovertibili. Perché in realtà anche nel resto d’Europa la tendenza più diffusa è quella di possedere la casa in proprietà e non in affitto.

A sfatare questo luogo comune, relativo soprattutto ai Paesi del Nord del continente, ci ha pensato, in maniere compiuta e dettagliata, il report “Gli Immobili in Italia”, redatto dall’Agenzia delle Entrate insieme al Dipartimento Finanze del Ministero dell’Economia. L’analisi di quanto accade nel settore immobiliare nella nostra penisola, oggetto di questo documento e relativa al 2015, si basa infatti anche su un confronto con il resto dei Paesi dell’Unione Europea, in merito a fiscalità, tassazione e altre peculiarità economico-finanziarie.

Nel quadro complessivo, piuttosto complicato da raccontare a chi non è del settore, emerge però questo dato innegabilmente sorprendente sulle case di proprietà. Il dato complessivo, con differenze tra le varie nazioni, indica che il 70% degli europei vive in una casa di proprietà, e quindi solo il restante 30% è in affitto. Il dato è inoltre in crescita in quasi tutte le nazioni prese in esame.

 

PERCHÉ SI SCEGLIE DI ACQUISTARE CASA? 

Quali sono le motivazioni alla base di questo dato? Come sempre accade di fronte a tematiche affrontate in maniera così ampia, ci sono diverse cause che portano a questa tendenza. Sicuramente la tendenza è sempre stata questa anche nel resto d’Europa, anche se molti di noi pensavano fosse vero il contrario.

Il fatto che il dato sia in costante aumento si spiega sicuramente con le scelte politiche ed economiche di incentivo all’acquisto degli immobili attuate negli ultimi anni da quasi tutti i governi dei Paesi in esame e messe in pratica soprattutto facilitando l’erogazione di mutui e/o promuovendo agevolazioni fiscali. Nel capitolo 4 del dossier dell’Agenzia si analizzano proprio “le politiche di tassazione immobiliare….focalizzandosi in particolare sui principali Paesi europei, anche alla luce delle raccomandazioni specifiche per gli Stati Membri da parte della Commissione”.

Che cosa sono queste raccomandazioni?

Le “Country Specific Recommendations”, indirizzate nel 2013 ai Paesi europei ed elaborate dalla Commissione Europea, sono delle richieste di attuazione di riforme sulla tassazione immobiliare.

Lo scopo di queste raccomandazioni era ed è quello di far ripartire il mercato immobiliare e generale dopo la crisi del 2008, partendo dal presupposto che “le imposte sul patrimonio immobiliare” siano “maggiormente favorevoli alla crescita economica: uno spostamento della tassazione dei fattori produttivi al patrimonio immobiliare (tax shift) riduce la distorsione nell’allocazione delle risorse”; inoltre “le imposte sul patrimonio sono caratterizzate da base imponibile ampie ed aliquote ridotte”, risultando quindi più efficienti “a parità di gettito”; in conclusione quindi, “la tassazione dei beni immobili piuttosto che dei beni mobili favorisce la mobilità di capitale e lavoro”.

Ecco quindi spiegato il perché delle “Country Specific Recommendations”, divise in tre categorie:

  1. aumento della tassazione ricorrente sulla proprietà immobiliare (tra i Paesi indicati Italia, Svezia, Regno Unito);
  2. revisione della base imponibile delle imposte immobiliari, in modo da allineare il valore catastale a quelli di mercato (Italia, Germania e Slovacchia le nazioni destinatarie);
  3. limitazione della deducibilità degli interessi passivi sui mutui dall’imposta personale sul reddito delle persone (Svezia ed Olanda coinvolte).

Questa è solo una piccola parte di una analisi molto approfondita e di non facile lettura per i non addetti ai lavori, e sua volta frutto di un dibattito europeo che non possiamo affrontare in questa sede. Si consideri comunque che, al di là delle differenze a volte anche piuttosto marcate tra i vari Paesi dell’Unione Europea, la tendenza risulta essere quella di un sempre più massiccio ricorso alla casa di proprietà.

In chiusura, alcuni dati interessanti emersi dal confronto. In primis, i Paesi con maggior numero di proprietà sono i Paesi dell’Est, quelli dell’ex blocco sovietico, nei quali la media di proprietari di abitazioni è superiore al 90%. I Paesi dall’altro lato della forbice sono invece i mitteleuropei, Germania e Austria, nei quali i proprietari sono di poco superiori al 50%.

Inoltre, i livelli di tassazione e prelievo fiscale sugli immobili sono più o meno stabili nei principali Paesi UE: il Regno Unito (pre-Brexit) rimane quello con i prelievi più alti, attestati al 9,5% sul totale delle tasse, mentre la Francia è al 5,7%, Italia e Spagna al 3,4 e 3,6%, la Germania solamente al 1,2%. Per completezza, si consideri che la media nei Paesi analizzati è del 3,3%.

 

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