Abusivismo edilizio: nel 2017 ancora troppo alto

04.05.2018

I dati di Istat e Cresme confermano un tasso decisamente alto, seppur in lievissimo ribasso rispetto al 2016

 

In Italia il numero di costruzioni abusive continua ad essere troppo alto, nonostante nel triennio 2015-17 l’indice sia rimasto sostanzialmente invariato. Ce lo racconta il rapporto “Indicatori di Benessere Equo e Sostenibile”, allegato al DEF, il Documento di Economia e Finanza 2018, approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 26 aprile. Come si spiega nell’introduzione al rapporto, il BES è composto da una serie di 12 indicatori sullo stato di salute e di benessere del nostro Paese e dei suoi cittadini. Questa serie di dati, secondo quanto previsto dalla Legge 163 del 4 agosto 2016, è incorporata nel ciclo di programmazione economica e finanziaria del Governo, attraverso dei documentI predisposti dal MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze).
Segnaliamo che l’Italia è il primo paese che collega questi indicatori alla programmazione economica, dando loro quindi “un ruolo nell’attuazione e nel monitoraggio delle politiche pubbliche”. Tra questi 12 indicatori c’è anche l’indice sull’abusivismo edilizio nel nostro territorio.
Come dice lo stesso documento, “l’indice di abusivismo edilizio monitora il dominio ‘paesaggio e patrimonio culturale’ del benessere”. In altre parole, grazie a questo indice lo Stato può controllare direttamente il deterioramento del paesaggio e il grado di efficienza delle Leggi che contrastano l’abusivismo edilizio. Questo indice è calcolato in base ai dati forniti dall’ISTAT e dal CRESME.
Specifichiamo rapidamente che questo indicatore fornisce un dato solamente approssimativo sul fenomeno del consumo di suolo, il vero indicatore che il MEF avrebbe voluto inserire nel BES. Non esistendo al momento un indicatore valido e completo che possa essere utilizzato per calcolare il grado di consumo del suolo in Italia, nel BES è stato inserito come indicatore l’abusivismo edilizio, un dato che, seppur non esaustivo, può comunque fornire spunti interessanti, in attesa di poter inserire, appena possibile, il consumo di suolo come indicatore nella sua globalità.

I DATI SULL’ABUSIVISMO EDILIZIO
Analizziamo ora i dati che sono presenti nel BES, aggiornando quelli che avevamo commentato in un precedente articolo relativo agli indici del 2016. Già in quella sede avevamo potuto individuare una differenza nella serie storica dei dati, disponibili dal 2005. Difatti, se nel decennio 2005-2015 l’abusivismo edilizio era cresciuto in maniera preoccupante, con un indice che passava dall’11,9 al 19,9 (si parla di numero di abitazioni abusive costruite per ogni 100 abitazioni legali costruite), dal 2015 il dato ha registrato un calo, seppur infinitesimale. Nel 2016 era sceso al 19,6, e nel 2017 al 19,4. Se vogliamo leggere questo dato con uno sguardo ottimistico, possiamo porre attenzione sul fatto che, dopo un decennio di crescita devastante del fenomeno, negli ultimi anni si è registrato un arresto, nonché una lievissima diminuzione, e questo potrebbe far ben sperare per il futuro, oltre a evidenziare un più efficace contrasto da parte dello Stato nei confronti degli abusivi. Ma, dall’altro lato, essendo pessimisti, o forse semplicemente realisti, al netto delle politiche che tentano di arginare questa vera e propria piaga sociale, i dati degli ultimi 3 anni non possono essere ritenuti soddisfacenti perché il lievissimo calo viene dopo un periodo di boom degli edifici abusivi, e il dato generale, ovvero 19,4, rimane una cifra inaccettabile per un Paese come il nostro.

ABUSIVISMO: DIFFERENZE TRA NORD, CENTRO E SUD
Inoltre, non possiamo non considerare l’enorme differenza tra Nord e Centro-Sud, segno che il contrasto all’abusivismo non funziona efficacemente, almeno in buona parte del territorio. Entrando nel dettaglio dei dati, scopriamo infatti come si registri un Paese diviso in due, con il Nord più virtuoso e il Sud con dati veramente sconfortanti. Confrontando gli indici del 2005 con quelli del 2017, vediamo come questi si mantengano su cifre clamorosamente più elevate. Il Nord-Est, la zona più virtuosa, passa infatti da un indice pari a 4,3 nel 2005 al 3,9 del 2010 e al 5,5 nel 2017, registrando comunque un inaspettato aumento. Facendo la stessa successione per le regioni del Sud, le cifre sono ben più alte: nel 2005 l’indice era al 33,2, nel 2010 scese al 31,1, ma nel 2017 siamo a un devastante 49,9. Siamo di fronte ad un Paese che, sotto il punto di vista dell’abusivismo edilizio e dell’efficacia delle politiche di contrasto al fenomeno, viaggia purtroppo su due universi paralleli, vista la forbice clamorosamente ampia.
Rimanendo infine solo sui dati dell’ultimo triennio, vediamo che nel Nord-Ovest si è verificata una riduzione, passando da 7,3 nel 2015 al 5,9 del 2017; nel Nord-Est anche, visto che al già citato 5,5 del 2017 si giunge partendo dal 6,3 del 2015. Scendendo verso il Centro-Sud, abbiamo un indice in controtendenza col dato nazionale che, come detto a inizio articolo, registra un calo seppur lievissimo. Difatti nelle regioni del centro si passa dal 19 del 2015 al 20,7 del 2017; al Sud si va dal 40 del 2015 al già citato 49,9 del 2017. Anche le Isole nel triennio salgono dal 45,3 al 47,1, confermando la divisione netta in atto nel paese in questo specifico indicatore del BES.

 

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